Correre, il mio antidoto contro i momenti no

Questa mia passione nacque parecchi anni fa. Per la precisione nel 1996 quando mancò improvvisamente il mio papà.  Fu un periodo difficile, il dolore mi sommergeva ad ondate. Mio marito, i bambini e mia mamma erano gli affetti su cui mi concentravo per sentire meno la sua mancanza. Il mio papà morì alla fine di ottobre, la sua e la mia stagione preferita. Cominciai a fare lunghe camminate.  Mano a mano che il freddo avanzava ero sempre più infagottata in maglioni, guanti, cappelli e piumini. Fu così che in un clima non proprio clemente decisi di velocizzare i miei passi, di cambiare abbigliamento in favore di qualcosa di caldo e più adatto ad una Gisella che si era messa in testa di voler correre.

Gli inizi sono stati faticosi, certo ne più e ne meno che  come lo è per qualsiasi nuova attività. Le salite mi spezzavano il fiato e le gambe; dove abitiamo è tutto un su e giù, ma quando ero fuori a faticare mi sentivo meglio. Senza accorgermi quasi (ma sudando sempre….) i chilometri che percorrevo diventavano sempre di più e la mia mente si concentrava cercando la fine della salita, sapendo che dopo la curva il paesaggio sarebbe cambiato, osservando le nubi o facendo attenzione a dove mettevo i piedi quando ero sui sentieri nel bosco; così il dolore per la perdita si allentava, non quello fisico, ahimè…  e riuscivo ad essere più serena e con una forza interiore tutta nuova quando arrivavo a casa.

Se ripenso ad un’amica che  mi propose di fare jogging  la prima volta che abbiamo vissuto negli Stati Uniti e a cui io risposi: “ Mai e poi mai …” Insomma potete ben vedere che sono una persona dalle salde convinzioni 😂😂😂.

Ho corso in qualsiasi clima ed in qualsiasi luogo dove ho abitato o che ho visitato. Ho raggiunto dei buoni livelli “per una donna”  (parole di un amico con cui ho mangiato chilometri), mi sono preparata per gare impegnative in buona compagnia o da sola (moooolto più noioso e duro farlo in solitaria). A volte l’idea di uscire a fare il lunghissimo era abbastanza odiosa, ma sapevo che una volta chiusa la porta dietro di me mi sarei sentita bene; sola con la mia fatica, i miei pensieri, il desiderio di farcela e la soddisfazione che avrei sentito subito dopo aver raggiunto l’obbiettivo. Vi sembro per caso un pò competitiva? Noooooo

Non uscivo solo ad allenarmi però. Spesso mi capitava di farlo per stare in compagnia di una buona amica, dove chiaccheravamo a singhiozzo, in salita infatti stavo proprio zitta, oppure perché ero arrabbiata e dovevo scaricarmi o anche perché sentivo la mancanza di questa attività che scatena le endorfine e ti va sentire bene. Spesso le soluzioni migliori ai miei problemi le ho trovate durante una corsa. La mente era completamente vuota (almeno credevo) e poi ecco lì, la soluzione ideale, quasi una magia.

Negli ultimi anni ho dovuto rallentare. Acciacchi fisici mi perseguitavano e sono passata ad attività che mi danno quasi le stesse belle sensazioni  ma che non infieriscono così tanto sui miei poveri piedi.

La corsa resta comunque uno dei miei amori, quando sono al mare non posso proprio farne a meno. Correre sulla spiaggia, ammirare il sole che sale, non trovare nessuno in giro – a parte i quattro pazzi che come me calzano scarpette ed escono a fare chilometri – è davvero una felicità.

Qual’è il vostro modo di combattere i periodi difficili o di farvi passare un’arrabbiatura? (a parte mangiarvi un kg di gelato intendo, a me capita….) C’è chi esce a fare shopping, chi si mette in cucina ( mi capita pure quello) o si attacca al telefono per cercare conforto da una voce amica. Voi come vi comportate?

Lo so oltre ad essere competitiva -solo con me stessa però-  sono anche curiosa…. Mi perdonate e mi raccontate? Un abbraccio a tutte ed attendo i vostri commenti 😘